CINENAJS: La Migliore Offerta (2013) di Giuseppe Tornatore – “Anche in un falso d’arte c’è qualcosa di vero”

 

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Virgil Oldman (Geoffrey Rush) è il più grande battitore d’aste del mondo. Le sue valutazioni sono impeccabili, la sua conoscenza dell’arte e dell’antiquariato è enciclopedica e la sua abilità di riconoscere un “falso” assolutamente sbalorditiva. Virgil Oldman è un uomo freddo, metodico, solitario e distaccato che protegge le sue mani sempre con morbidi e raffinati guanti affinché la sua pelle non tocchi mai nulla eccezion fatta solo per la tela. Billy (Donald Sutherland), il suo unico amico, è un pittore fallito e non particolarmente apprezzato da Virgil come artista che gli fa da spalla, da complice durante le aste. Quando Mr. Oldman infatti trova un ritratto di donna deve averlo a tutti i costi ed inserirlo nella sua personalissima collezione. Ciò avviene proprio grazie a Billy che acquista il quadro per conto di Virgil e sempre, ovviamente, alla migliore offerta. La vita di Virgil Oldman però è destinata a cambiare presto.

La precisione meccanica della sua esistenza che si trascina giorno per giorno, minuto dopo minuto, come un orologio perfetto si interrompe bruscamente quando accetta di valutare la collezione privata di Claire Ibetson (Sylvia Hoeks). Claire è una giovane ereditiera malata di una forma acutissima di agorafobia che la costringe da tempo ad evitare ogni contatto con il mondo esterno. Il rapporto fra i due, da principio fatto di complicate telefonate e di estenuanti conversazioni dietro una parete affrescata, si trasforma in vera e propria passione. Virgil, facendo tesoro dei preziosi consigli del giovane Robert (Jim Sturgess), orologiaio di talento a cui lo stesso Oldman si rivolge spesso per eseguire complessi restauri, riuscirà a sgretolare l’intricato muro di paura di Claire. Completamente trasformato dalla storia con la ragazza, Virgil si lascerà alle spalle la sua precedente esistenza, fatta di solitudine ed austerità, per vivere finalmente una l’amore vero e non quello trasfigurato dalla sua inquietante (e preziosissima) collezione di ritratti femminili. Tornato da Londra, dopo aver tenuto la sua ultima e gloriosa asta, scoprirà di essere stato però vittima di un atroce raggiro che lo distruggerà definitivamente sia nel corpo che nello spirito.

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Tornatore torna dietro la macchina da presa, dopo Baària (2010), pellicola (a mio personalissimo avviso sopravvalutata) con pretese da kolossal, per dirigere una piccola perla da lui stessa scritta.

La migliore offerta è l’ennesima dimostrazione che Tornature è un grande autore contemporaneo e che è capace di fare grande cinema pur tagliando il grande e robusto cordone ombelicale (spirituale) che lo lega alla “sua” Sicilia. Lo aveva già fatto con La legenda del pianista sull’Oceano (1998), con Una pura formalità (1994) e di recente con La sconosciuta (2006).

La migliore offerta, supportata da un cast di livello e da una qualità tecnica poderosa (la fotografia del film è spettacolare), è una la rappresentazione di una tragedia annunciata.

Sulle note di Morricone, il regista siciliano realizza un tetro affresco moderno in cui i sentimenti vengono schiacciati dalla quotidianità, dalla routine e dall’ormai scarsissima propensione all’imprevisto che la vita ci sottopone. La macchina da presa coglie tutti gli indizi di questo “noir” con precisione chirurgica (vedi la scena in cui Virgil, seduto all’interno della sua camera segreta, osserva morbosamente la sua collezione di ritratti femminili).

Virgil Oldman, un monumentale Geoffry Rush, è una sorta di moderno e decadente Cristiano de Neuvillette in grado di distinguere con straordinaria perizia il “falso” nell’arte e di sublimare le proprie passioni attraverso i dipinti (come affetto da sindrome di Sthendal) ma assolutamente incapace di fronteggiare le emozioni vere, quelle derivanti dalle relazioni interpersonali (“L’ammirazione che provo per le donne è pari al timore che ho di conoscerle“).

Virgil Oldman però non può sfuggire per sempre all’amore che innesca, nel film (e nella vita vera), un’imprevedibile reazione a catena di eventi che lo condurranno letteralmente alla follia.

Quando la passione svanisce e la nebbia che da essa scaturisce si dissolve possono i ricordi, le immagini, gli attimi di piacere, l’illusione stessa dell’amore dare la forza ad uomo di convivere con la vergogna, con l’umiliazione, con la delusione e con la disperazione?

Tornatore ha la risposta ed è li, ce la serve proprio su un vassoio d’argento: I sentimenti umani sono come le opere d’arte, si possono simulare.